La fase riformista.

Essendosi denominato partito filosofico, l'illuminismo francese
avvert fin dall'inizio l'importanza dell'impegno diretto in campo
politico. Quest'attivit politica si svilupp in due fasi, una
prima fase riformista ed in una seconda in cui prevalsero
all'interno del movimento illuminista istanze rivoluzionarie.
La prima  stata denominata dagli storici dispotismo illuminato.
Essi hanno definito cos la fase riformista  (e non "assolutismo
illuminato", come ci si aspetterebbe), perch in quel periodo la
visione politica degli illuministi era orientata contro
l'assolutismo, che pur rimaneva un sistema di potere fondato sulle
tradizioni del regno e quindi limitato da esse, oltre che dalla
Chiesa cattolica. Gli illuministi erano invece favorevoli al
dispotismo, cio ad un regime politico non fondato sul diritto, n
sulle tradizioni, in modo che potesse essere totalmente libero
nella sua attivit riformistica.
In quel periodo, che va dal 1750 al 1780 circa, un clima
riformistico si diffuse in tutta Europa e vi furono anche alcuni
fra i maggiori esponenti del partito filosofico che furono
invitati a corte e diventarono consiglieri dei "principi",
realizzando il vecchio sogno di Platone e di altri filosofi del
passato.
Per gli illuministi francesi l'azione politica era la
continuazione della battaglia per le idee. Diderot era convinto
che gli uomini pi pazzi fossero quelli creati dalla religione e
coloro il cui obiettivo era quello di distruggere la societ
sapevano sempre come fare buon uso di questi fanatici
(Conversazione con una signora cristiana, 1777). Cos la pensavano
anche gli altri illuministi ed il loro primo obiettivo fu quindi
l'abbattimento del potere religioso, mentre il nemico per
eccellenza era ancora una volta individuato nella Chiesa
cattolica. In questa lotta essi scoprirono di avere dei potenziali
alleati in molti prncipi dell'epoca, i quali erano soprattutto
interessati ad un drastico ridimensionamento del potere della
Chiesa di Roma nei loro Stati e ad un controllo diretto da parte
loro sull'attivit delle Chiese locali.
Uno dei maggiori successi degli illuministi nel periodo del
dispotismo illuminato fu l'abolizione dell'ordine dei gesuiti.
Essi erano un ordine religioso potente, fedelissimo al papa,
gestivano le migliori scuole d'Europa e davano del filo da torcere
anche sul piano culturale agli illuministi, che li consideravano i
loro pi pericolosi avversari. In Portogallo il marchese di
Pombal, ministro del re e simpatizzante delle idee illuministe,
era un noto nemico dell'ordine dei gesuiti, contro il quale aveva
gi provocato la distruzione delle reduciones del Paraguay e lo
sterminio degli indiani Guaran (questo episodio  stato
raccontato in modo molto efficace nel film Mission). Nel 1757 egli
rivel un complotto per uccidere il re e abbattere il suo governo,
che essendo in mano al Pombal, era schierato contro il potere
della Chiesa. Questo complotto era guidato da un padre gesuita,
che era anche il confessore del re. Colpito da tanta doppiezza, il
re del Portogallo fece condannare al rogo tre padri gesuiti, fra
cui il suo confessore, e decise l'espulsione dei gesuiti dal suo
regno.
Questa decisione del re di Portogallo suscit l'entusiasmo di
tutto il partito filosofico, che incominci a premere
sull'opinione pubblica europea affinch ci avvenisse anche negli
altri paesi cattolici d'Europa, in quanto questi "soldati del
papa", avevano dimostrato di essere cittadini inaffidabili e di
non fermarsi di fronte a nulla pur di affermare il potere della
Chiesa di Roma. I gesuiti erano accusati dal partito filosofico di
essere le quinte colonne del papa, spie in patria, perch
attraverso di essi da Roma si condizionava tutta la politica
francese e quella degli altri Stati cattolici. Perci bisognava
liberarsi una volta per sempre  da quella setta di empi,
fanatici, corruttori, regicidi, comandati da un capo supremo
machiavellista per istituzione (Diderot, Voci politiche
dell'Enciclopedia, voce Gesuiti).
Cos nel 1761 i gesuiti furono espulsi dal ducato di Parma, l'anno
seguente dalla Francia; nel 1767 dalla Spagna e dal regno di
Napoli. Alla fine lo stesso papa Clemente quattordicesimo,
piegandosi alle pressioni delle monarchie cattoliche europee,
decise la soppressione dell'ordine. Per uno dei tanti paradossi
della storia, mentre nei paesi cattolici i padri gesuiti venivano
cacciati, essi ebbero l'autorizzazione a risiedere in due Stati
notoriamente anticattolici come la Prussia e Russia (in questo
caso limitatamente a quella parte della Polonia, da poco annessa
all'impero), i cui governanti vollero cos dimostrare che non
ricevevano ordini dal papa di Roma e che apprezzavano la qualit
delle scuole gesuitiche. Allora fra gli illuministi nessuno dubit
sulla verit della versione ufficiale dei fatti data dal governo
portoghese, ma oggi gli storici ritengono piuttosto che il
complotto scoperto dal Marchese di Pombal fosse in realt
un'invenzione dello stesso marchese per dare il colpo di grazia al
potere dei gesuiti in Portogallo. .


G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2. Introduzione.
Verso la rivoluzione.

Intanto i rapporti fra filosofi e prncipi si andavano guastando.
L'appoggio del partito filosofico alla linea politica del
dispotismo illuminato si basava su di una serie di equivoci: se da
una parte essa indeboliva il potere della Chiesa, dall'altra
favoriva un regime politico che gli illuministi giudicavano ancora
profondamente irrazionale nonostante le riforme, in quanto fondato
sulla disuguaglianza fra gli uomini e sui privilegi. Un esempio
significativo in proposito pu essere questo: durante il periodo
di collaborazione fra la zarina Caterina secondo e Diderot, in
Russia scoppi una grande rivolta dei servi della gleba. Alla
richiesta di un consiglio su come limitare e controllare la
rivolta, Diderot sugger di eliminare la servit della gleba, con
questo semplice ragionamento: Se Vostra Maest vuole abolire le
rivolte dei servi non ha che una cosa da fare: abolire i servi
(Osservazioni sull'istruzione dell'Imperatrice di Russia). Ma la
zarina prefer scegliere la strada esattamente opposta, represse
crudelmente la rivolta e promulg leggi ancora pi oppressive
contro i servi della gleba, trasformandoli in servi dei loro
padroni (tolse loro il diritto di ricorrere ai tribunali dello
Stato).
La conclusione negativa dell'esperienza russa port Diderot alla
convinzione che un principe illuminato fosse il peggiore di tutti
perch rimaneva un oppressore con in pi un notevole potere di
seduzione. Ci affievoliva lo spirito critico della popolazione
verso il potere e abituava il popolo al rispetto e all'ubbidienza
anche nei confronti del suo successore, perfino se fosse stato
stupido e malvagio (Confronta D. Diderot, Confutazioni di
Helvetius, 1776).
Cos, fra incomprensioni reciproche, le strade del potere politico
e quelle della filosofia si divisero e l'orientamento dei maggiori
filosofi illuministi si spost verso l'idea di una vera e propria
rivoluzione politica e sociale.
La rivoluzione  un fenomeno specifico della storia moderna. Essa
pu trarre profitto da un diffuso stato di malessere, come quello
che c'era in Francia negli anni precedenti l'Ottantanove, oppure
da una rivolta popolare, ma rimane un fenomeno diverso dalla
rivolta per la componente culturale e per l'apporto degli
intellettuali. I contadini nella loro storia hanno fatto tante
rivolte per subire meno angherie e per uscire dalla miseria. Le
loro rivendicazioni (in genere l'abolizione delle tasse pi
odiose) erano quasi sempre moderate e ragionevoli; ciononostante
esse venivano respinte e le rivolte represse con ferocia. Gli
intellettuali volevano la rivoluzione, cio un sovvertimento
totale dell'ordine sociale (un obiettivo lontano dalla cultura
contadina) per il trionfo della Giustizia, dell'Uguaglianza, della
Ragione, perch erano convinti, come ebbe a dire ancora Diderot,
che bisognava fare una violenza grande, ma di breve durata, per
realizzare un mondo nuovo in cui gli uomini sarebbero stati
finalmente felici (Colloqui con Caterina secondo).
La radicalit della critica illuminista alla societ del suo tempo
era troppo incisiva per accontentarsi di produrre alcune riforme.
La liberazione dai vincoli religiosi e metafisici del passato
(peccato originale e innatismo) aveva portato all'elaborazione di
una nuova antropologia secondo la quale la natura umana era di per
s buona e le tante prove apparentemente in direzione contraria
offerte dalla storia non dimostravano la falsit di questa teoria,
bens il fatto che la natura umana era stata pervertita.
(Confronta D. Diderot, Sulla poesia drammatica, 1758). Il
desiderio di una societ pi giusta, armonica, razionale e la
fiducia di poter realizzare questo obiettivo con la guida della
ragione avevano orientato l'attenzione degli intellettuali sulla
inconciliabilit fra la ragione e l'esistente. Partendo dalla
teoria dell'uguaglianza naturale fra gli uomini si auspicava un
cambiamento radicale della situazione ed un "potere del popolo"
dai lineamenti ancora incerti, in parte ispirati al modello
inglese (Montesquieu, Voltaire), in parte con caratteristiche pi
radicali ed utopiche (Rousseau, Mably, eccetera).
Ormai l'obiettivo del partito filosofico era diventato il
ribaltamento di tutto ci che poi fu chiamato A ncien Rgime.
Verso la fine degli anni Settanta esso si era orientato a favorire
questo grande avvenimento, che ormai era sentito imminente. Che il
clima fosse mutato lo dimostra un'affermazione dello stesso
Diderot, che consigliava, in mancanza di una corda, di strozzare i
re con le budella dei preti (citato in P. Alatri, Voltaire,
Diderot e il partito filosofico, G. D'Anna, Messina-Firenze 1965,
pagina 440) Anche il vecchio Voltaire affermava di sognare la
rivoluzione e pensava con rammarico che non avrebbe vissuto tanto
per assistere a quel grande avvenimento. In effetti quasi tutti i
pi importanti nomi dell'illuminismo francese morirono prima del
fatidico Ottantanove.


G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2. Introduzione.
La sorte dei nemici.

Con la Rivoluzione Francese la sorte dei due nemici storici degli
illuministi fu la seguente. La Chiesa cattolica di Francia perse
quasi subito le sue rendite, le sue terre e tutti i suoi beni. La
citt di Avignone fu tolta al papato di Roma, a cui apparteneva
fin dal Medio Evo. La propriet era poi stata confermata in epoca
moderna con il concordato del 1515, che i rivoluzionari decisero
di respingere unilateralmente. Molti ordini religiosi furono
aboliti d'autorit, i loro beni confiscati. I preti furono
trasformati in funzionari statali e in quanto tali erano obbligati
ad un giuramento, che poneva i loro doveri verso lo Stato al di
sopra di tutto. Il papa si oppose ed il clero si spacc in due,
preti giurati e refrattari. Inizi poi la persecuzione, che fece
versare molto sangue e port alla chiusura di tutti i luoghi di
culto, compresi quelli protestanti ed ebraici (leggi del 21
ottobre e 23 novembre 1793). Alcune chiese furono distrutte, come
quella del famoso monastero i Cluny, che era la seconda pi grande
del mondo dopo S. Pietro a Roma, altre furono adibite ad uso
diverso, come Notre Dame di Parigi che fu trasformata in un
deposito di vini. L'odio verso lo stile gotico, che ricordava
l'orribile Medio Evo, port alla distruzione di molte opere d'arte
dell'epoca medioevale. Tali atti ispirarono all'abate Gregoire un
neologismo che poi avr molta fortuna, la parola vandalismo.
Per quanto riguarda l'altro nemico storico degli illuministi
francesi, cio la monarchia, la sua sorte  nota. Il re Luigi
sedicesimo e la regina Maria Antonietta furono ghigliottinati. Il
loro figlio, l'erede al trono, che era stato tenuto prigioniero
nella prigione del Tempio, mor di stenti in circostanze mai del
tutto chiarite l'anno dopo la morte della madre (1795). Della
famiglia reale si salvarono solo quelli che erano fuggiti
all'estero. Per quanto riguarda i resti mortali degli antenati di
Luigi sedicesimo, essi furono tolti dai loro sepolcri e gettati
nella Senna.
